Arrels comunes: Fabrizio De André i la Nova Cançó catalana

Musica e dibattito il prossimo venerdì 8 di Aprile al Centre Sant Pere Apòstol (C/ Sant Pere Més Alt, 25 | Mapa).

Ecco il programma del giorno.

La musica è un modo emotivo per esprimere i sentimenti di una persona cioè felicità o tristezza o sentimento romantico o effetto patriottico o devozionale. È la forma del suono. Sono gli elementi del ritmo, della melodia e dell’armonia. È attraverso voci o strumenti o entrambi. Ci diverte durante il nostro tempo di noia, problemi, ecc. Sulla base dell’interesse, si può scegliere il loro stile musicale. Alcuni ascoltano la musica tutti i tempi. Alcuni di loro passano il loro tempo libero ascoltando la musica. Previene i problemi mentali ed emotivi. È come lo yoga che mantiene la nostra mente equilibrata. Questo porta automaticamente ad un corpo sano; che a sua volta porta ad una vita felice. In mezzo al programma occupato, si può ascoltare la musica per essere felice. Il nostro spirito è toccato dalle mani della musica.

Il dibattito è la discussione su un tema particolare. Nel dibattito, gli argomenti sono presentati e gli argomenti opposti sono esposti per i punti di vista opposti. Prende la sua forma a seconda della situazione e del luogo e della gente. Può accadere in situazioni educative, come parte di concorsi, in incontri pubblici, in incontri politici, reality show, spettacoli televisivi e simili. Il dibattito è condotto con i partecipanti, leader e un moderatore. In un dibattito, esempi in tempo reale, informazioni di censimento possono essere presentati. Tutte le informazioni discusse dovrebbero essere reali e accurate. Ci sono serie di regole che devono essere seguite dai partecipanti. Qualsiasi tipo di materia o argomento può essere deciso per la sessione di discussione. Le competenze linguistiche dei partecipanti dovrebbero essere buone. Anche il flusso di contenuti deve essere mantenuto.

Controlla qui per vedere l’agenda dettagliata del programma in una grande giornata con.

19H: Conferenza/Dibattito

STEFANO MOSCADELLI (Centro Studi De André-Università di Siena)

SERGIO SECONDIANO SACCHI (Club Tenco)

JOAQUIM VILARNAU (Enderrock)

JOAN ISAAC (cantautor)

WALTER PISTARINI (scrittore, www.viadelcampo.com)

XAVIER PINTANEL (creador del portal www.cancioneros.com)

21H: Concerto con (in ordine alfabetico)

DI CLEMENTE / BONANNI (“carodeandré” Onlus)

FORMAZIONE VARIABILE

GIULIA Y LOS TELLARINI

I PRECARI DELLA MUSICA

JOAN ISAAC

MIQUEL PUJADÓ

QUESTIONI MERIDIONALI

ROGER MAS

SAMUELE ARBA

Prezzi

ENTRATA: 5 euro (10 euro se vuoi anche dare supporto per l’anno 2011 all’associació Altraitalia)

BUFFET E BEVANDE A PREZZI POPOLARI

universitari Italiani in Olanda dicono NO! alla Riforma Gelmini

Riportiamo una lettera inviata al blog di sabina guzzanti da un gruppo di universitari italiani in Olanda.

 

Siamo un gruppo di studenti, dottorandi e ricercatori italiani che lavorano nei Paesi Bassi.

L’educazione è un must nella vita di tutti. Ma gli studenti in generale di tutto il mondo affrontano alcuni problemi o l’altro. I problemi possono essere problemi finanziari, problemi politici, discriminazioni nell’area di studio, problemi linguistici, sistema educativo (a volte) e le altre cose. La ricerca dettagliata della Gelmini Reform è documentata nel weblink.

Scriviamo per esprimere la più indignata disapprovazione per la cosiddetta Riforma Gelmini dell’Università e dell’istruzione in Italia.

Vogliamo anche spiegare la scelta di lavorare nei Paesi Bassi, che è strettamente legata al nostro dissenso per la cosiddetta Riforma, e più in generale per la politica intrattenuta dai diversi Governi nel corso degli ultimi trent’anni.

 

 

Sia chiaro fin d’ora che l’immagine degli emigranti costretti a partire in cerca di fortuna senza bagaglio e con le scarpe di cartone non ha nulla a che fare con noi: ciascuno ha una diversa storia che l’ha portato nei Paesi Bassi, ma ciò che ci accomuna è che partire è stata una libera decisione. Abbiamo scelto di cogliere un’eccezionale opportunità di crescita personale e professionale, di metterci alla prova in un ambiente internazionale così diverso da quello dove siamo nati e cresciuti.

 

Abbiamo scelto di trasferirci in un Paese in cui il nostro lavoro è valorizzato ed incoraggiato, e dove ci vengono forniti tutti gli strumenti necessari a svolgerlo nelle migliori condizioni possibili, senza essere costretti ad implorare per due soldi e un po’ di considerazione.

 

Abbiamo scelto di trasferirci in un Paese in cui chi decide di lasciare la carriera accademica dice che “cambia mestiere”, non che “va a lavorare”: perché il nostro è considerato un lavoro, al pari di un poliziotto, un impiegato o un carpentiere, e non siamo costretti a vivere con l’umiliazione quotidiana di essere bollati come un peso per lo Stato e per i contribuenti, come se non fossimo noi stessi dei contribuenti.

 

Abbiamo scelto di trasferirci in un Paese in cui la cultura è realmente considerata importante e, sebbene la crisi economica abbia colpito anche qui, non si perde occasione di promuovere attività divulgative nelle scuole, per le strade, alla radio e alla televisione, affinché la cultura sia un bene accessibile a tutti.

Abbiamo scelto di trasferirci in un Paese in cui, per il posto di lavoro che occupiamo, dobbiamo ringraziare solo noi stessi e il nostro impegno, e non la benevolenza pelosa di qualche protettore.

Per tutte queste ragioni, quella che abbiamo fatto potrebbe essere ritenuta la scelta più semplice. Non è così, e non è stata indolore o a cuor leggero.

 

Abbiamo lasciato il nostro Paese e le nostre famiglie, senza una chiara prospettiva di tornare in Patria. I dottorandi e ricercatori olandesi, per contro, vanno all’estero consci che arricchiranno il loro curriculum vitae e, forti delle loro nuove esperienze, torneranno dopo qualche anno a lavorare nei Paesi Bassi. Noi questa consapevolezza non l’abbiamo, né possiamo averla, e la ragione di ciò è che l’educazione e la cultura non sono considerati valori in cui investire, bensì un privilegio che non ci possiamo permettere.

 

La mentalità diffusa che la ricerca di base sia inutile, che gli universitari (studenti e lavoratori) siano dei fannulloni privilegiati, va sradicata e sostituita dalla consapevolezza che la cultura e l’istruzione sono l’acqua potabile di una Nazione.

 

Siamo convinti di questo: l’unico modo per ottenere questo cambio di mentalità sia investire nell’istruzione.

Derek Bok disse: “Se pensate che l’Istruzione sia costosa, provate l’ignoranza.” In Italia sono anni che stiamo “provando l’ignoranza”, e il degrado culturale della nostra Nazione è il risultato di questo.

 

Fino a quando il valore della cultura non sarà riconosciuto e la dignità di chi lavora nell’istruzione e nella ricerca non sarà rispettata, fino a quando le uniche parole spese su questi argomenti saranno gli sterili piagnistei per la “fuga dei cervelli”, fino ad allora noi non avremo la possibilità di tornare a casa.

 

Carlo Abate

Sara Dal Gesso

Fred Benedosso

Fulvia Ferri

Andrea Cimatoribus

Stefano Messina

Anna Rabitti

Flashmob a tappe per la riforma dei servizi consolari

E’ stato un 2 Giugno di rivendicazioni “a tappe” quello degli sconsolati di barcellona (www.sconsolati.org).

Chiamarli “sconsolati” fa pensare a soggetti tristi e dimessi, in realtá hanno dimostrato determinazione, entusiasmo e grande capacitá di organizzarsi.

Tutti in questo mondo vogliono essere felici. Allo stesso tempo, non ci sono persone in questo mondo senza un problema. Il fatto è che, le persone devono imparare a guidare la vita felicemente di fronte a tutti i problemi più positivamente. Essi stessi dovrebbero imparare ad essere felice combattendo contro i problemi di giorno in giorno. Si può deviare se stessi concentrando il loro interesse per i loro hobby dal loro lavoro abituale. Possono trascorrere del tempo in attività come, giardinaggio, giocare, cantare, disegnare, ballare, ecc.

Si dovrebbe vivere senza danneggiare gli altri. Si può anche diffondere sorrisi e gioia ad altri con i loro atti. Questo può essere fatto trascorrendo tempo di qualità con gli altri o trasmettendo battute o da atti personali. Flash Mob è una di queste attività. Agisce come uno stress sollievo e porta nella gioia interiore. Non è altro che il gruppo di persone che improvvisamente viene organizzata o raggruppata. Si comportano in attività come la danza o l’intrattenimento. Improvvisamente raggruppare in luogo pubblico e emanare qualcosa per una piccola quantità di tempo. Dopo di che, improvvisamente si disperdono e il lavoro normale ritorna. Questo agisce come un sollievo rapido per le persone che sono troppo stressati. Naviga qui per i flash mob nella terra d’Italia.

Il termine è stato formulato nell’anno di 2003. Gli eventi mirati non sono categorizzati sotto questo atto di Flash Mob. Pubblicità commerciali, proteste politiche, ecc non sono Flash Mob. Questi flash mob sono organizzati attraverso i social media, video e telecomunicazioni. È un’attività totalmente non pianificata. Dà un rapido sollievo alle persone intorno e la gente dimentica il problema per un periodo di tempo. Dopo questo punto, essi si rilassano e continuano ad affrontare il loro problema in modo più positivo

Si fanno chiamare Atleti Italiani Resistenti all’Estero, brillante richiamo dell’anagrafe consolare A.I.R.E. in cui sono iscritti i cittadini che hanno lasciato l’Italia.

 

Il flashmob è stato strutturato in “tappe”, una delle quali era una corsa in bicicletta.

Per facilitare la lettura della lunga cronaca abbiamo anche noi pensato ad un persorso a tappe.

 

 

Tappe

  1. La Rivendicazione
  2. L’Osservatorio
  3. Il Santo Sconsolato
  4. La Corsa Sconsolata
  5. Le Testimonianze (Foto/Video/Articoli)

Risposta degli italiani di Barcellona a Enrico Juliana i la Vanguardia

lla cortese attenzione del Sig. Juliana

e per informazione alla redazione del periodico La Vanguardia;

 

Ci sono italiani che vivono, studiano e lavorano a Barcellona e siamo profondamente offesi dall’articolo pubblicato oggi su La Vanguardia “El brote violento en Barcelona tiene una matriz anarcoitaliana”.

In un paese democratico, protestare il governo per alcune cause è diventato un grande bisogno per il pubblico. Può essere di qualsiasi causa. In generale, la gente crede che, qualsiasi risultato favorevole per un problema può essere ottenuto solo attraverso la protesta. La ragione della protesta dovrebbe essere ragionevole. Dovrebbe essere vantaggioso per le persone. Allo stesso tempo, non dovrebbe essere un grande problema per il governo troppo. In una nazione democratica, le persone hanno il pieno diritto di ospitare o prendere parte alle proteste per una ragione preziosa.

A Barcellona, i ministri si sono riuniti. La polizia stava circondando la zona con pieno supporto e la forza per evitare eventuali problemi se causato qualsiasi. La gente era in giro. I manifestanti bloccarono la strada e tentarono di impedire che la riunione della capitale catalana accadesse. I manifestanti iniziarono lo scontro con la polizia per la decisione di tenere la riunione. Molte delle strade sono state bloccate per impedire l’ulteriore accesso dei manifestanti che sarebbero stati la ragione per l’esplosione dei problemi ulteriormente. Circa 20 strade sono state bloccate. Tutte le informazioni sulla protesta a Barcelon sono documentate nella fonte come parte della storia.

Il suo articolo sembra un condensato di stereotipi circa l’impegno politico dei molti italiani che vivono in Catalogna.

Siamo in tanti, quasi 30.000, e molti di noi attivi nelle organizzazioni e movimenti che non hanno nulla a che fare con la violenza. Non c’è mai stato alcun riferimento a questo nel suo articolo o giornale, e lei maschera la presenza importante di italiani tra i gruppi di “violenti” per nascondere il fallimento del Dipartimento degli Interni durante lo sciopero generale del 29 Marzo.

 

È inaccettabile che La Vanguardia non abbia detto una sola parola sui due ragazzi italiani che purtroppo hanno perso un occhio il 29 Marzo per colpa dei proiettili di gomma usati con disinvoltura dalla polizia catalana.

 

È inaccettabile che descriva il movimento No Tav usando i peggiori stereotipi e pregiudizi.

 

Come gli italiani di Barcellona chiediamo le sue pubbliche scuse e le consigliamo di cambiar mestiere.

 

Associazione AltraItalia Barcellona

Associazione Piutrentanove Barcellona

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